Silvia Mangialajo Rantzer

13/02/2026

Amici e lettori di Ariafritta, l’articolo di oggi si svilupperà attorno a un topic che fino a questo momento era rimasto dietro le quinte di questa neswletter: il teatro e la scenografia. Qual è il loro valore oggi? Sono ancora in grado di suggestionare? Oppure il loro linguaggio è ormai distante dal nostro? E se sì, come possiamo avvicinarci ad esso?

Silvia studia scenografia all’Accademia Albertina di Torino e questo articolo riporterà le sue riflessioni.

Bozzetto per Medea di Silvia, collage e tempera

Qual è il valore del teatro oggi? Perchè dovrebbe essere importante?

« Il teatro fa parte dell’uomo, è un suo tratto distintivo e sicuramente non servono delle quinte, una struttura fisica, dei costumi e una scenografia per creare quella che è la suggestione che viene dal teatro. Volendo basterebbe un semplice individuo, l’attore, e un auditore, il pubblico, che lo ascolta. Questa è la radice più pura del teatro. Spogliato di ogni fisicità diventa il racconto della storia. Basti pensare alle pitture rupestri dove l’uomo lasciava, un po’ per timore del futuro o di andarsene (per scopi religiosi anche), le sue impronte sulla pietra. Quei colori, quelle forme, lo spazio attorno ad essi erano i suoi ausili nel racconto della storia. Per cui io ritengo che questo sia il valore più puro del teatro. Soprattutto è un valore che non si è modificato nel tempo.

Più avanti, nell'antica Grecia, il pubblico fungeva da specchio per gli attori. Nel corso del tempo si sono modificate le storie che il pubblico desidera, perché naturalmente il tempo procede: evidentemente una storia sulla seconda guerra mondiale non era possibile ai tempi dei greci. Pensiamo ad esempio all'Ottocento: lo spettatore osserva e giudica ciò che accade all'interno delle case borghesi e nobili. Era un atto sociale, importante per sentirsi parte della società. A livello di storie e ambientazioni, il teatro ha subito nel tempo un'evoluzione incredibile. Eppure oggi continua a essere importante perché rimane lo specchio in cui ci vediamo, proprio come accadeva con i greci. »

Come si relaziona l’ambiente teatrale elitario con i giovani? Cosa potrebbe cambiare?

«Sappiamo come i giovani facciano fatica ad andare al cinema, figuriamoci a teatro. Ci sono due motivi: un fattore economico e uno educativo. Il primo riguarda il fatto, ho l'impressione, che in Italia ci siano poche produzioni rispetto, ad esempio, alla Spagna, dove esistono tantissimi tipi differenti di spettacoli teatrali. C'è il teatro aulico, quello più classico, il tragico, quello comico adatto a tutti, dalle famiglie a chiunque voglia andarci semplicemente per svagarsi. Quindi, al posto di passare la serata in casa, questa persona decide di andare a teatro. Poi ovviamente non lo fanno tutti, però secondo me aumentando le produzioni di questo tipo la gente, in primo luogo, prova più piacere ad andare a teatro e, in secondo luogo, con l'aumento dell'offerta il prezzo medio generale del biglietto diminuisce. In Italia, invece, noto che abbiamo tanti teatri ma un ventaglio di offerta più ristretto. Certamente ci sono iniziative rivolte ai giovani, banalmente, la maggior parte delle accademie come quella Albertina hanno convenzioni con i teatri, però capisci che rimane una cosa legata solo ad alcuni gruppi di persone, quindi più che elitaria direi esclusiva. Sarebbe ottimo se le convenzioni fossero aperte a tutti. Per dire: il Teatro Regio qui a Torino, per ogni spettacolo dell'opera, ha una serata dedicata agli under 30 dove l'ingresso costa 10 euro, rendendo la spesa più sostenibile.

Videoclip Spettri, canzone dei Wendy’s parade, Produzione di Radura Film

Poi c’è un fattore di educazione, come dicevo, perchè fin da piccoli siamo poco educati ad andare a teatro e si va a creare col tempo una barriera di incomprensione. Il giovane spesso non va a teatro perchè ha paura di non capirlo. Se fossimo più educati ad andarci diventerebbe un liguaggio più comprensibile. La mia soluzione sarebbe quella di portare di più il teatro nelle scuole, ma in tutte le scuole! Anche gli istituti professionali si intende, perchè se non si fa così si finisce solo per implementare il concetto che il teatro sia escusivo. »

Qual è il tuo ideale di teatro?

« Mi piace tantissimo il teatro quando stupisce nella sua semplicità. Le scene spartane, povere di elementi, che anche se statiche riescono a raccontare storie diverse. Penso anche a tutti quegli elementi ai quali viene data una funzione diversa e imprevedibile. A questo proposito le scenografie di Antonio Rezza e Flavia Mastrella rispecchiano bene questo immaginario. Lei è una grande scenografa e costumista, lui invece fa l’attore. I loro lavori sono estremamente semplici, quasi bidimensionali. In Pitecus ogni scena è composta da tanti tipi diversi di sipario, ognuno con una forma diversa. Nello spettacolo il protagonista si inseriscre all’interno di uno dei diversi sipari in base alla scena. Semplice ma articolato al tempo stesso.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella
Pitecus

Un altro lavoro che amo molto è quello di Lele Luzzati. Personaggio poliedrico, lavorava molto con il collage, il che, avendoci riflettuto a lungo, penso fosse legato alla sua provenienza genovese. A Genova ogni struttura è sovrapposta ad un’altra. Nello stesso angolo vedi una casa medievale, una rinascimentale e poi una dell’Ottocento. Per me il collage è una forma molto poetica di disegnare e fare spazio. Mi piacerebbe molto in futuro creare una scenografia sovrapponendo materiali diversi. Per ora ho fatto solo degli esperimenti con i bozzetti ma non la scenografia tridimensionale.

Bob Wilson è un regista teatrale che a sua volta fa delle scenografie interessanti. Lavora molto con il volume e la luce. Utilizza dei pannelli retroilluminati. Anche questo rientra nel mio ideale di teatro: la semplicità che stupisce. »

Scenografia di Un flauto magico ispirata a quelle di Lele Luzzati
Lele Luzzati

Cosa ha significato per te fare scenografia? In che modo può essere interessante?

« C'è da dire che io non ho tutta questa esperienza alle spalle, però studiandola e vedendola ho scoperto che ciò che mi piace tantissimo è vedere il funzionamento di questa grande macchina magica che è il teatro. Mi piace molto quando la scenografia si svela per quello che è, mostrando gli elementi da cui è composta: i retroscena, la polvere sotto il tappeto dal lato dei macchinisti. Mi piace molto quando questi elementi vengono mostrati. Trovo che capire come funziona una cosa aumenti lo stupore, tant'è vero che mi interessa anche molto capire come è stata girata una serie tv o un film. Probabilmente questo mi ha insegnato la scenografia: meravigliarmi. »

Collage di Silvia

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