Nido
31/08/2025
CHIOSTRI E SILENZIO
All’interno dello spazio cittadino è difficile se non impossibile trovare dei luoghi destinati al silenzio. Tra traffico, uffici e negozi siamo sommersi da rumori di ogni sorta. In più, come se non bastasse, facciamo di tutto per evitare il silenzio, quasi impauriti da quello che offre. È però fondamentale ricordarsi che è quello stesso vuoto che permette al suono e alla musica di apparire. Se non riconosciamo l’importanza dell’assenza non possiamo veramente concentrarci sulla presenza delle cose, e magari, trasformiamo la musica che ascoltiamo in gesto automatico piuttosto che in uno consapevole. Così perdiamo consapevolezza con la musica, cosi perdiamo consapevolezza con le persone.
Questa riflessione cerca di riassumere una componente della narrazione che ci offre il documentario “ Nido“ che Francesco Barone ha realizzato insieme a Bianca Orlando, Beatrice Girotto, Samir El Bibas e Margherita Breda.
Andando per ordine, la prima sorpresa che ci viene offerta in questo documentario è scoprire come anche di giorno i luoghi di silenzio nelle città esistano. Non è una coincidenza come questi luoghi siano spesso legati a una dimensione religiosa che storicamente possiede una lunga tradizione di dialogo con la riflessione, il raccoglimento, il suono e il silenzio. Nel particolare il filmato ci permette di entrare in due chiostri, quello di Padova e quello di Firenze. I due luoghi sono uno l’opposto dell’altro. In un caso, un Chiostro che ha mantenuto la sua funzione e natura originale, dall’altro uno che si è evoluto diventando luogo di incontro della comunità studentesca di lettere.
Se la differenza in un primo momento ci appare lampante, con il procedere del documentario scopriamo che in realtà entrambi i luoghi si assomigliano in molteplici modi. Entrambi luoghi di ritrovo, in un caso spirituale e nell’altro sociale, entrambi occasione di confronto, di vita e occasione di rallentare.
LA FUGA
La ritmica del montaggio ben ci trasmette il contrasto tra il dentro e il fuori di questi luoghi. In una Firenze strabordante di turisti il chiostro diventa l'unica occasione di una realtà cittadina andata persa, e lo spazio che ci viene qui offerto è uno spazio che produce e mantiene comunità. Questo luogo evita così quello “sviluppo” che tutto trasforma in mezzo per la produzione, e tutelando, evita che si trasformi in un qualcosa da consumarsi velocemente.
Il chiostro di Firenze rimane legato a uno dei suoi elementi di origine, la comunità, si offre come luogo dove uno studente può passare del tempo senza dover spendere. Sono rari i luoghi di aggregazione che prescindano da un acquisto. Dall’altra parte anche il chiostro di Padova offre un'occasione di “ritrovo”; la natura di questo è diversa, ma anche in questo caso ci si oppone all’idea di dover essere monetizzabile.
Non è solo libertà di incontro quella che viene offerta. Questi luoghi sono occasione di confronto. Da un lato occasione di interagire con una dimensione politica, dove la parola acquisisce significato. Li le orecchie che troviamo hanno scelto di esserci con convinzione. Dall’altro lato si trova invece un luogo di silenzio che ci costringe in modo ancora più brutale a un confronto con una dimensione meditativa-contemplativa che oggi ci è quasi completamente estranea.
È così che due luoghi “non-sviluppati” (non trasformati in bed and breakfast, hotel o airbnb) ci offrono un’occasione di vita. Il chiostro così come ci racconta il Frate è luogo di raccoglimento, luogo che si pone al di là del tempo presente così offrendoci un movimento al di là di esso. È luogo di silenzio per guardare in modo positivo al futuro. Vuoto da poter riempire. E ancora una volta i parallelismi tengono, se a Firenze troviamo un pò di rumore, troviamo comunque una comunità, quella studentesca che meglio di ogni altro gruppo è capace di guardare in avanti. In entrambi i casi si è rimasti “indietro”, si è scelto di non fare qualcosa, lasciando la possibilità che qualcosa possa ancora accadere.
DUE APPUNTI
Sul piano tecnico, se l’audio soffre possiamo immaginare sia soltanto a causa delle poche sostanze del giovane del team, problema minore che non mette in bilico la sostanza del film e anzi in certi passaggi lo rende piacevolmente godibile nella sua amatorialità.
Una incertezza emerge poi a tratti, sul piano del montaggio. Alcuni passaggi di inquadrature si confondono, creando una strana sensazione dove i due chiostri si fondono in uno. Uno sviluppo che può a tratti rendere difficile la comprensione.
Consiglio vivamente la visione.
Secondo Francesco:
Felice che l'essenza del cortometraggio si sia trasmessa agli occhi e ai cuori che ci porgono attenzione. Ancora più contento quando tale anima prende vita con riflessioni autonome e personali come quelle di Gabriel e di tanti altri.
L'universalità contemporanea della situazione dei due chiostri parla a tante persone e auspico che queste persone continuino a pensarci e a parlarne, nella speranza che abbia effetti concreti e purificanti in questa modernità sfrenata e violenta.
