Margherita Paris
06/02/2026
Fino ad oggi su Ariafritta abbiamo parlato di tecniche e pensieri che trovano la loro casa sulla classica parete. Con l’anno nuovo nasce la necessità di scoprire nuovi spazi, di incontrare nuovi luoghi di pensiero, nuovi sensi oltre alla vista con i quali incontrare il mondo che ci circonda. L’occasione per aprirsi a questo mondo nuovo ce la offre Margherita Paris con un progetto che esce dalla parete e si colloca in bella vista al centro di una stanza.
Il divano, in quanto oggetto quotidiano, ci fa riscoprire come l’arte non sia qualcosa che compete solamente a statue e quadri. L’artista fa un lavoro di collage in senso lato, trova nel mondo elementi che già esistono, li astrae e li ricombina. Che il prodotto finale sia arte con la A maiuscola è solo una coincidenza. Ci muoviamo così oltre al perimetro definito da pennelli e scalpelli e incontriamo un divano. Incontriamo metallo, stoffa e un insieme di materiali che devono resistere e rimanere attaccati ad una superfice che ogni giorno entrerà in contatto con noi. Qualcosa che non contempliamo ma qualcosa che utilizziamo, e che con noi vive il passare del tempo.
La scala delle priorità cambia. Non si tenta piu di produrre un oggetto solamente da contemplare ma uno da vivere. Su un divano bisogna passare notti insonni a guardare film, mangiare, dormire, finirci ubriachi dopo una notte fuori e risvegliarci scoprendo riscoprendo il nostro corpo (e stomaco) dolorante.
Esiste poi uno spazio solitamente nascosto ai nostri occhi, quello della produzione, che grazie a Margherita possiamo scoprire attraverso un divano. Lo scheletro di metallo è non si nasconde, non ha paura di ricordarci che questo oggetto nasce nelle mani di un fabbro e di una sarta. Se ci muoviamo a ritroso, dalla stanza in cui oggi si trova fino al momento in cui è stato pensato troviamo tutta una serie di persone, azioni, trasporti, lavori che dicono molto di più del semplice insieme delle sue parti.
Un divano che, come Margherita, possiede l’audacia di riempire lo spazio in modo completo, suggerendo una riflessione, “Quello che forse dovremmo tutti fare di più è costruire!”.
IL PROCESSO
Un divano letto, grande il giusto per vivere con comodità il momento del sonno, lo scheletro si sviluppa ai lati con due bracci che si trasformano in braccioli. Con forma a L, il punto di incontro tra questi e la base presenta un perno che permette così di riorientarli a proprio piacimento. Da luogo dove dormire a luogo dove conversare. Le funzioni si sovrappongono senza sforzare eccessivamente la struttura, basta muovere i braccioli e da luogo di riposo diviene spazio per mettersi comodi e parlare. Non ci sono imprese titaniche da fare, certo, le dimensioni sono minori rispetto a quelle che un divano-letto offre, ma la praticità è innegabile.
Questi piccoli dettagli di design li viviamo senza accorgercene girando i braccioli o li possiamo incontrare da vicino nei disegni qui sotto, scoprendo cosi un piccolo segreto.
Misure e funzionamento non sono però nascoste alla sarta e al fabbro. Le ore passate a capire come realizzare la struttura, la scelta dei tessuti è l’impresa nel trasportarlo dal laboratorio alla destinazione finale si rivelano come somma di momenti che dà effettivamente valore a questo mobile. È in tutte queste pratiche che lo scopriamo veramente. Se una volta in casa ne dimentichiamo la storia è giusto accettare che questo accade con quasi tutti gli oggetti che oggi ci circondano. Riscoprirla però, un piacere.
QUALCOSA DI PIÙ
Quello che ci ha mostrato Margherita non è alla portata di tutti. La maggior parte delle persone non hanno né le conoscenze né le competenze per progettare un divano, ma dei principi di idea, quelli forse sì. Con l’avvento dell’AI il processo di traduzione da idea a processo per realizzarla è diventata molto più semplice. Scopriamo che anche noi possiamo vivere la stessa esperienza di Margherita, pianificando un progetto dalla A alla Z. Un processo che non solo è piacevole, ma essenziale. È essenziale scoprire oggi come ciò che definisce il nostro modo è organizzato. Dobbiamo comprendere i nessi e passaggi per passare da un idea al suo realizarsi in modo analitico e strutturato, esattamente quello che Margherita ha dovuto scoprire per realizzare questo divano.
Non serve molto per iniziare: un prompt, qualche decina di minuti, un pò di logica e potremmo scoprire che le nostre mani e qualche giro su Alibaba possono darci la giusta idea per creare qualcosa che fino a pochi minuti prima non sapevamo nemmeno potesse esistere. Si può partire in piccolo, con un trapano, un dremel, del legno o un kit per arduino e iniziare a sperimentare.
Questo modo di porsi spesso viene condannato, da bambini dicono. Ma se veramente soltanto un bambino ha ancora la capacità di immaginare siamo persi. Sono sicuro che questo non sia il caso. Abbiamo tutti la potenza di muoverci ancora, non è prerogativa di artisiti, degli animali o dei bambini quella di vivere la potenza, non sono soltanto loro che possiedono la capacità di immaginare e reimmaginare.
Paradosso, un divano che nasce in primis per farci stare comodi ci costringe al movimento. Rendendo vivo quello che troppo spesso nella nostra testa rimane solo un’idea.
Grazie per aver letto questo articolo!
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