La curatela oltre l'allestimento

10/09/2025

Nella città di Anversa l’arte rinascimentale incontra nuovi modi per esplorare se stessa attraverso la curatela degli spazi museali. Durante i mesi in cui ho abitato nella città fiamminga, mi è capitato di incontrare alcune inusuali pratiche curatoriali, così semplici ed al contempo efficaci che non hanno potuto far altro che rimanermi impresse.

La luce viene verso di noi al KMSKA

Nel cuore del KMSKA, il grande piano dedicato al XV secolo e al XVI secolo, si trovano delle speciali fonti di illuminazione, composte da cilindri di ottone. Queste lampade pendenti dal soffitto proiettano una luce fioca, fuoriposto, che non sembra illuminare qualcosa di preciso se non una piccola porzione del pavimento. Nel momento in cui qualcuno ci passa sotto si troverà inaspettatamente colpito da lunghi fasci di luce simili a lettere proiettati sopra i suoi vestiti e il suo corpo. Con un passo indietro e ponendo la mano sulla fonte luminosa, delle parole emergono nitide, rivelando il loro senso e instaurando un incontro intimo con la poesia.

La luce viene verso di noi (Licht dat naar ons tast in belga), è un’installazione permante al KMSKA di Anversa. Si tratta di un’opera in omaggio del poeta e giornalista Bernard Dewulf, che in passato fece una residenza artistica all’interno del museo. Dewulf ha anche lavorato moltissimi anni come uno dei principali editor del magazine del KMSKA. Dopo la sua prematura scomparsa nel 2021, due artisti, Nick Mattan e Angelo Tijssens, hanno donato forma concreta al suo lavoro, trasformando i suoi testi in un’esperienza luminosa come omaggio postumo. La luce viene verso di noi non è quindi nè una mostra temporanea nè un intervento curatoriale tradizionale, ma un’opera permanente che diventa parte integrante del percorso museale. I versi sono stati concepiti in relazione ai temi delle diverse gallerie. Tramite questa trasposizione di medium la poesia non rimane confinata alla pagina, ma prende corpo nella luce e diventa accessibile solo attraverso l’interazione con essa, stimolando una percezione nuova e sensoriale delle opere che la circondano.

Dal punto di vista curatoriale, quest’opera rompe i confini tradizionali tra arte visiva e letteratura, proponendo un modello di fruizione che coinvolge attivamente il visitatore. L’interazione con la luce e le parole introduce una dimensione esperienziale che rinnova il modo di passare attraverso lo spazio museale: non si tratta più soltanto di osservare opere appese alle pareti, ma di entrare in un dialogo fisico e poetico con esse. Inoltre, l’installazione dimostra come la curatela possa aprirsi a linguaggi ibridi e duraturi, come quelli che intrecciano memoria e innovazione, mantenendo viva l’eredità di un poeta e arricchendo le collezioni permanenti.

Una lente su Albrecht Dürer

Nella mostra dedicata ad Albrecht Dürer al Museum De Reede di Anversa, curata da Joris Van Grieken, la presenza di un dettaglio nell’allestimento del museo rende possibile ai visitatori l’osservazione da vicino delle opere: le lenti d’ingrandimento. Oltre 90 incisioni, xilografie e acqueforti provenienti dalla Biblioteca Reale del Belgio composte da tratti finissimi, con chiaroscuri ottenuti tramite la sovrapposizione di linee sottili e con una precisione dei dettagli che con difficoltà sono visibili a occhio nudo. Le stampe di Dürer richiedono uno sguardo attento per apprezzarne la straordinaria complessità tecnica. La scelta curatoriale di aggiungere alla sala d’ingresso un piedistallo con delle lenti d’ingrandimento esprime la volontà precisa di fornire ai visitatori uno strumento ulteriore attraverso il quale osservare davvero il segno grafico di Dürer, rivelando in questo modo la sua maestria artigianale e la ricchezza iconografica delle opere.

La scelta delle lenti d’ingrandimento rappresenta una soluzione tanto semplice quanto raffinata. Non impone nulla al visitatore, ma se vuole gli mette in mano uno strumento che amplifica la sua libertà e la sua capacità di entrare in dialogo con l’opera. È un gesto che rispetta la complessità del lavoro di Dürer, offrendo al pubblico la possibilità di percepire la perfezione tecnica che già nel XVI secolo veniva considerata insuperabile, e al tempo stesso incoraggia un approccio personale, intimo e curioso. Si tratta di un esempio di come la curatela possa agire in maniera discreta ma incisiva, stimolando un legame più fisico e tangibile con l’arte.

Questi piccoli accorgimenti vanno oltre la semplice disposizione delle opere nello spazio e la loro curatela visiva: sono gesti sottili che favoriscono il coinvolgimento del pubblico senza risultare mai nè troppo ovvi nè invadenti. La loro validità è racchiusa nel loro divenire strumenti che invitano a un’esplorazione più profonda e consapevole di ciò che si sta osservando. Fornendo al visitatore un mezzo concreto di interazione, La luce viene verso di noi e Albrecht Dürer in Antwerpen stimolano un rapporto attivo con le stampe e con i quadri presenti: non si tratta di essere uno spettatore passivo, ma anzi di esplorare e sentirsi liberi di scegliere quali dettagli indagare maggiormente. È un invito implicito a rallentare, ad osservare con attenzione per lasciarsi sorprendere da particolari che altrimenti potrebbero sfuggire a uno sguardo frettoloso, introducendo così una dimensione ludica e partecipativa che trasforma la visione delle opere in un autentico atto di scoperta.


Fotografie da:

https://www.artribune.com/ e https://kmska.be/en