HeeSeo 'Eva' Lee
31/10/2025
Blu - Seoul
L’eco letterario delle Cosmicomiche attraversa come una cometa il lavoro artistico di HeeSeo, che imprime nelle forme organiche la visione fondante dei racconti di Calvino: la consapevolezza che ogni cosa, una roccia, una conchiglia, un corpo, porta dentro di sé la memoria cosmica della propria origine. In questo senso HeeSeo intende che siamo tutti figli delle stelle.
HeeSeo nasce a Seoul, in Corea del sud, spostandosi fin da giovanissima tra il continente asiatico e quello europeo. L’abitudine al viaggio e la scoperta dei racconti di Calvino la avvicinano ad un linguaggio poetico ed intimo, che pensa la materia come qualcosa di vivo e in continua trasformazione.
In queste storie, Calvino intreccia scienza, mito e immaginazione, dando voce a un narratore che attraversa i millenni e osserva la nascita dell’universo, il formarsi delle galassie, l’evoluzione della Terra. Ciò che colpisce è il modo in cui l’autore riesce a rendere astratto e cosmico ciò che è concreto e quotidiano, trasformando i dati scientifici in visioni poetiche e surreali.
Comincia così ad abbozzarsi per la prima volta uno dei capisaldi di molti suoi lavori: pensare il corpo e l’ambiente naturale come partecipanti silenziosi degli stessi processi cosmici: essi si evolvono, si espandono, si stratificano. Nulla è mai fisso: ogni forma, anche quelle che paiono immutabili sono il risultato di una lenta e inesorabile metamorfosi. Il corpo umano per esempio, viene considerato un cosmo che contiene una macrocosmo sensibile ad una trasformazione. Da qui il gesto creativo di HeeSeo comincia a ripercorrere i processi naturali.
La roccia che sembra solida e immutabile in realtà si sgretola e si modifica col tempo. La materia stessa diventa un archivio da ripercorrere ed esaltare tramite il gesto. Così germina la sua idea d’arte: un dialogo poetico che intreccia il naturale e l’artificiale, l’organico e l’inorganico. Per lei l’universo non è costituito solo dalla fredda oggettività della scienza ma è parte di una narrazione storica e fiabesca che raccoglie in sè archivi di ere passate, costellazioni di granelli, superfici che sembrano galassie. Sopra questa tela cosmica fragilità e immensità si ripecchiano a vicenda.
Rosso - Siena, Venezia
La vita di HeeSeo si espande in direzioni lontane sia geograficamente che culturalmente: Seoul, Siena, Venezia, Sydney. Città che come esperienze di vita vanno a costituire una topografia emotiva. Ogni luogo incide su di lei un segno diverso, una ferita che si trasforma in simbolo.
Con il tempo ho cominciato ad associare colori diversi ai luoghi in cui vivevo e a come mi percepivo quando stavo lì. Per me il blu è associato alla Corea ad esempio, il rosso all’Italia. Avevo sempre in mente un’immagine nella quale quando tutto è rosso, io sono blu. Quando tutto è blu, io sono rossa. Solo con il tempo ho capito che forse io non ero nè uno nè l’altro e che non c’era nulla di male ad essere “viola” per esempio.
È così che racconta il suo modo di esistere: per contrasto, per differenza, in dialogo continuo con i luoghi in cui vive e con l’altro. Viaggiare diviene anch’essa una forma di metamorfosi. Questo perchè l’intercontinentalità non è solo spostamento, ma ricerca di un senso di appartenenza in spazi che non appartengono a nessuno. È un attraversamento costante di culture, linguaggi e tempi diversi. Una stratificazione di riflessioni, traumi e stagioni della vita che nel suo caso diventano materiale artistico e umano. La memoria e i corpi si trasformano, ma nulla viene cancellato: al contrario viene assorbito, sedimentato, ripensato. Come negli anelli degli alberi o nei gusci delle conchiglie, le esperienze si depositano in strati successivi, creando un archivio personale che si rinnova sovrapponendosi al precedente.
C’è un filo sottile che attraversa il lavoro di HeeSeo, un percorso che parte dall’incisione/grafica d’arte e arriva al tatuaggio in senso lato. Non si tratta semplicemente di un’evoluzione tecnica: è un modo di incidere oltre il materiale, raggiungendo nel gesto il massimo grado di esaltazione della materia. Imprimendola, ricalcandone le ferite e arrichendo la sua superificie HeeSeo in un certo senso richiama l’arte giapponese dello Kintsugi (金継ぎ, “giunzione d’oro”). Questo processo è protagonista dell’opera risonanze residue nella quale la materia naturale e il gesto artificiale si incontrano in una tensione continua. Le superfici marine delle capesante vengono ricoperte con lo stagno. Il processo ricorda quello del tatuaggio: una traccia che rende significativa una frattura o una ferita, come nel Kintsugi giapponese, dove l’oro celebra la cicatrice invece di nasconderla.
La superficie calcarea e ruvida diventa allora pelle, un luogo di memoria, un archivio sensibile. L’incisione quindi, seppur tecnica originaria del suo percorso, non è mai solo un gesto grafico: è un modo di “incidere a un livello superiore”, di imprimere un segno che esalta la superficie della materia impressa.
Le pieghe e le cavità delle forme rimandano alla pelle umana, alla vulnerabilità, ma anche alla capacità di rigenerazione.
Ogni lavoro è un microcosmo che contiene un macrocosmo: un atto di trasformazione costante, in cui la materia diventa memoria e la memoria diventa materia. Nel gesto dell’incidere, del tatuare, del sovrapporre, l’artista ritrova la sua visione originaria: tutto, anche la materia più solida, è in realtà un continuo nascere, morire e rinascere sotto altre forme.
Viola - Sydney
In Trame di roccia, trame di vento le scogliere della spiaggia di Bondi, in Australia, si fanno protagoniste di una tensione costante tra forza e vulnerabilità. La pietra plasmata negli anni dal vento di Sydney e dalle maree diventa un corpo vivo. La lente fotografica immortala le traccie di erosione e le forme fluide della scogliera. La superficie minerale viene inquadrata da vicino e così, decontestualizzata dal luogo in cui si trova, assume un fascino nuovo: i dettagli calcarei, le pieghe e scanalature paiono territori dove sono depositate memorie geologiche antiche.
Alla dimensione visiva si intreccia un gesto manuale e meditativo: l’intervento di ricamo sulla fotografia realizzato con filo color sabbia. Il filo, sottile e discreto, si sovrappone all’immagine come una scrittura fragile che prolunga e interpreta le linee della pietra. Il gesto introduce una una lenta e ripetitiva temporalità in dialogo con quella dell’erosione naturale. Da un lato vento e maree modellano la roccia nel corso dei secoli, dall’altro ago e filo trapassano la superficie fotografica, mantenendo la stessa pazienza contemplativa.
Trame di roccia, trame di vento è un’opera dove la fotografia funziona bene. Essa serve ad inquadrare una superficie attiva, aperta a segni e trasformazioni che poi vengono esaltati con il ricamo.
Nelle rocce di Bondi HeeSeo ritrova ancora una volta un’affinità profonda con Calvino. Forse in questa connessione tra memoria naturale e umana si rivela anche una continuità tra i luoghi in cui ha vissuto. Essi partecipano agli stessi fenomeni naturali, non più separati, ma connessi in una risonanza che passa attraverso di lei.
Commento da parte di HeeSeo:
Ogni persona porta con sé strati sovrapposti di ciò che è rimasto dopo essersi lasciata travolgere dal flusso del tempo.
È questo a rendere ognuno unico nel proprio genere.
Attraverso i miei “interventi” spero di aver condiviso con voi almeno un piccolo frammento di uno di questi strati della mia vita.
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