GIULIO SCARNECCHIA
29/09/2025
Fantasticare non ha nulla a che vedere con desideri irrealizzabili. In modo quasi naturale la nostra immaginazione, se trattata con delicatezza, ci predispone a rendere tangibile ciò che ancora non lo è. Perchè questo possa accadere dobbiamo però trasformare i nostri progetti in qualcosa che possano diventare “reali” un passo alla volta. È esattamente qui che troviamo Giulio Scarnecchia. Non troviamo pezzi che “gridano” nel tentativo di essere unici, troviamo semmai una semplice eleganza che permette ad ogni capo di surfare tra ambienti e tra i trend più differenti. La ricerca è mirata alla pratica non al raggiungimento della perfezione, perché è la praticità di un vestito che possiamo portare ogni giorno che interessa a Giulio.
PRATICITÀ
A discapito di una ricerca raffinata Giulio produce. La sua ricerca riconosce l’importanza della pratica sartoriale e non la tiene in secondo piano rispetto alla dimensione concettuale. Al contrario della maggior parte dei designer, educati a ricerche spesso autocelebrative, i suoi capi vanno diritti al punto. Noi un suo vestito lo possiamo avere e indossare.
Una ricerca concettuale rimane ma in qualche modo si pone in modo diametralmente opposto a quello che spesso è una costante nel vestire di oggi. Giulio propone una ricerca nei volumi, ricerca che ha come unico scopo la creazione di un capo in grado di valorizzare ogni forma. Si cerca un vestito che tutti possano indossare e non produce pezzi che hanno la pretesa di poter essere utilizzati solo da pochi.
La sfida, all’apparenza semplice, è in realtà enorme. È proprio qui che l’incontro con la tecnica sartoriale trova pane per i suoi denti e si rigetta in modo inequivocabile i principi della haute couture. Così Giulio non cerca di toccare il sole, produce un passo alla volta con l’unico fine di rendere il capo utilizzabile. Questa accoglienza da parte dei suoi pezzi si rivela inoltre quasi duplice. Prendendo ad esempio le giacche, non troviamo solo un capo indossabile da una varietà di corpi differenti, ma anche uno che si propone di accogliere e confortare.
IL PUBBLICO
Fondamentale in questo percorso è il suo pubblico. Giulio veste prima di tutto i suoi amici. Beta-tester efficaci che portano ogni capo alle sue estreme conseguenze. La sfida si fà ancora più dura. Non esiste peggior cliente di un amico con il quale hai confidenza, se il prodotto finale non rispetta quello che sappiamo sia in grado di fare la critica è dura e sul punto. Ed ecco che seguendo il loro consiglio, cambia i tagli, rafforza le cuciture proponendoci cosi un capo finito capace di soddisfare quasi ogni nostra necessità.
Ecco che è proprio qui che emerge un altro elemento fondamentale. L’Acquistare un capo di questo genere non è solo soddisfazione di un ennesimo desiderio. Pantaloni, giacche e felpe si propongono come mattoncini 4x2 del lego, basi solide per costruire di tutto da un castello che una nave spaziale. E questo modo di vedere i nostri vestiti non può non riversarsi nei nostri stessi armadi.
Un singolo vestito di questo genere spinge a un modo diverso di organizzare il nostro vestire. Si semplifica senza però tradire il piacere di una ricerca di complessità. Così i capi che ci fà apprezzare ben si propongono ad un abbinamento che potremmo trovare sia con un cappotto a tre quarti per una linea sportivo-elegante che con un crop top rosa della pimpa.
CUPO MA NON PROPRIO
“Black is modest and arrogant at the same time. Black is lazy and easy - but mysterious. But above all black says this: “I don’t bother you - don’t bother me”.”Yohji Yamamoto
La linea semplice che ci viene proposta sembra essere pienamente nel trend contemporaneo legato a colori cupi, semplici, anonimi con tono minimalista. La verità è che a uno sguardo più attento quello che a un primo momento sembra un conformarsi con lo spirito del tempo è più un dialogo che un assoggettarsi.
Se da un lato troviamo si l’idea di un capo universale, nero, con un tono forse un pò cupo dall’altra ne troviamo uno che porta una personalità che ci costringe a tornare a Giulio. Per quanto a un primo momento sembri avvicinarsi a un brano di King Krule ci si accorge subito che questa serietà non incontra la sua persona. I volumi tradiscono un modo di muoversi che poco ha a che fare con la serietà del nero e rimanda semmai a un passato da skater e a un vestiario per una comunità e una rete di rapporti che tutto trasmette tranne tristezza.
Se consideriamo poi uno dei suoi ultimi prodotti come le “bubble bag” ci accorgiamo che la cupezza non si trova neanche lontanamente. Incontriamo semmai accenni di colore che con un passo in più, ci ricordano come in realtà la colorazione a mano sia un altro dei processi di sperimentazione vicini a Giulio.



