Da Udine a Città del Messico
01/10/2025
ROMANTICA
Tina Modotti è romantica. Nel suo spostarsi non può non incontrare quella perenne meraviglia e quel desiderio di ritorno che sempre traccia il pensiero di un Goethe o di uno Schiller. Questa nostalgia non è però diretta verso la sua terra natale, Udine, né verso quella Hollywood conosciuta attraverso il teatro. Si oppone a quel romanticismo americano nel quale lo stereotipo vive più della vitalità delle cose. Si rifiuta di essere rappresentata solamente secondo gli stilemi della straniera. Tina Modotti ci fà conoscere un’altra nostalgia: quella che emerge negli scatti figli del suo rapporto con Weston. La nostalgia è quella della purezza artistica delle fotografia, quella di uno stile pittorico che non ha mai trovato pace.
Troviamo così in Tina una donna che diventa capostipite di quello stile fotografico che domina l’inizio 900 e verso il quale ancora oggi rimane un profondo rispetto, testimoniato forse anche dai prezzi ai quali sono battute all’asta le sue stampe. Ma non è per una questione di denaro che i suoi scatti della giovinezza diventano gioielli. È nella qualità dello scatto, nell’utilizzo del platino come materiale reattivo che Tina Modotti ci regala fotografie che possiedono forse una cifra maggiore rispetto al lavoro del suo maestro. Tecnicamente sarà seguita da fotografi come Ansel Adams, concettualmente da tutti coloro che non hanno manie di perfezionismo ma un desiderio verso la vita.
E così Tina si riscopre romantica nel suo trattare le materie prime. È esattamente il mondo, materia prima di ogni fotografo, che nei suoi scatti viene trattato con la stessa dignità che solitamente si ha soltanto con quelle cose che si propongono a una morte prematura. Le sue nature morte non sono infatti perfette, i fiori non sono al culmine del loro splendore come in quelli fotografati da Weston o Mapplethorpe. Cerca fiori e oggetti che presentano quei difetti, non sono utopie, sono vivi. Delle mani che appena a 12 anni raccoglievano il filo di seta dalle vasche d’acqua bollente dei setifici, non avrebbero potuto raccogliere fiori e oggetti diversi.
Tine Modotti si scopre romantica perchè la foto che qui produce sono arte. Tina Modotti è comunista. Comunista in quanto internazionale. Ogni viaggio è occasione di incontro con una nuova cultura. Il sapore degli scatti messicani è prettamente antropologico. Incontriamo un tentativo di mostrare le specificità del caso senza però allontanarsi come farebbe uno scienziato in laboratorio. Tina Modotti ci racconta i volti della donne di un Messico ancora pre-industriale, ci racconta quei singoli momenti di dignità che chi scatta sa riconoscere e ha il dovere di tutelare.
Allo stesso modo la fotografa ci racconta cosa è comune ai popoli del mondo. Gli scatti sono marcatamente Messicani solamente in alcuni dettagli, principalmente sole e sombreri, ma i temi sono a tutti comuni. Da comunista due sono centrali: la comunità e il lavoro.
Il lavoro perchè è l’unico gesto che permette di nobilitare l’essere umano. Senza lavoro il mondo non cambia, noi non cambiamo, senza la fatica di orientare ciò che ci circonda ad un verso che produca qualcosa di tangibile, noi non esistiamo. Ma al lavoro per esistere non bastano le braccia, serve anche la comunità. Il lavoro è lavoro perché contribuisce a qualcosa che va oltre a noi.
La comunità, ecco il secondo grande soggetto di Tina Modotti. Una comunità che nel messico degli anni 30 si propone di creare un nuovo mondo. È la stessa comunità che si oppone a Franco in Spagna e che documenta a fianco di fotografi come Capa ma senza ottenerne lo stesso riconoscimento fino a momenti recenti.
Tina Modotti è comunista perché la foto è anche qualcos’altro oltre che un pezzo di carta.
COMUNISTA
Tina Modotti è comunista. Comunista in quanto internazionale: ogni viaggio è occoasione di incontro con una nuova cultura. Il sapore degli scatti messicani è prettamente antropologico. Incontriamo un tenativo di mostrare le specificità del caso senza però allontanarsene come farebbe uno scienziato in laboratorio. Tina Modotti ci racconta i volti della donne di un Messico ancora pre-industriale, ci racconta quei singoli momenti di dignità che chi scatta sa riconoscere e ha il dovere di tutelare.
Allo stesso modo la fotografa ci racconta cosa è comune ai popoli del mondo. Gli scatti sono maracatmaente Messicani solamente in alcuni dettagli, principalmente sole e sombreri, ma i temi sono a tutti comuni. Da comunista due sono centrali, la comunità e il lavoro.
Il lavoro perchè è l’unico gesto che permette di nobilitare l’essere umano. Senza lavoro il mondo non cambia, noi non cambiamo, senza la fatica di orientare ciò che ci ciroconda ad un verso che produca qualcosa di tangibile, noi non esistiamo. Ma al laovro per esistere non bastano le braccia, serve anche la comunità. Il lavoro è lavoro perchè contriuisce a qualcosa che va olre a noi.
La comunità, ecco il secondo grande soggetto di Tina modotti. Una comnuità che nel messico degli anni 30 si propone di creare un nuovo mondo. È la stessa comunità che si oppone a Franco in Spagna e che lei documenta a fianco di fotografi come Capa ma senza ottenerne lo stesso riconoscimento fino a momenti recenti.
Tina Modotti è comunista perchè la foto è anche qualcos’altro oltre che un pezzo di carta.
Tutte le stampe sono di provenienza dell’ INAH / SINAFO.
© Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – Gobierno Federal de México.



