Arte e Tecnologia

11/11/2025

Un matrimonio forzato è spesso quello che ci viene proposto quando, nelle mostre, incontriamo la coppia arte e tecnologia. La critica attraverso la prima della seconda è ormai all’ordine del giorno. L’alternativa positiva, le varie “tecno-utopie”, hanno invece quasi sempre un qualcosa di stantio e il problema si riconferma quasi sempre lo stesso: tentare di fare dell’arte con quello che arte, in senso “classico”, non è.

Pensiamo a un opera d’arte digitale, qualcosa che può essere salvato su una chiavetta e copiato all’infinito. In che modo potrebbe presentarsi a noi osservatori se lo troviamo confinato tra le quattro mura di un museo o di una galleria? Paradosso dei paradossi lo troviamo negli NFT, nei quali la natura del problema si fa lampante. Perchè mai questa ostinazione ad avere originali (se non per ragioni economiche)?

Il dialogo oggi con la tecnologia si scopre attraverso un codice piuttosto che attraverso un dipinto; se quel matrimonio ci appare anche lì forzato, è forse perché non esiste la possibilità di unire arte e tecnologia in modo efficace o forse meglio, non siamo in grado di vederlo.

Moog Music Inc. to promote their legendary Minimoog synthesizer.

LA TECNOLOGIA NELL’ARTE

Quasi tutte le mostre sul rapporto arte-tecnologia offrono prospettive che sono vecchie prima ancora di nascere. Colpa forse la natura stessa della tecnologia, che cambia di settimana in settimana. Se l’arte è processo di riflessione, allora la tecnologia non può dargli spazio. Se poi gli artisti che parlano di tecnologia non sono programmatori o ricercatori nel campo, la distanza tra quello che accade nel mondo e il mondo in cui ci riflettiamo diventa abissale. Si salva solo un po’ di retorica superficialità.

Se scaviamo nel passato possiamo però riscoprire come il rapporto tra tecnologia e arte non sia nulla di nuovo. La storia dell’arte ci offre una serie di occasioni per osservare come i vari pittori si ritrovavano a seguire quelli che erano gli sviluppi tecnologici del tempo dalla preparazione del colore a quella della tela. Una molteplicità di artisti erano in più allo stesso tempo “universahlgelernte”, Leonardo tra i primi. L’arte si inseriva come una delle dimensioni del loro pensiero, non l’unica. L’artista che è solo artista e media tra il suo animo e il mondo degli uomini è più uno strascico del romanticismo che un effettiva partecipazione dell’arte al mondo.

È infatti proprio in quel momento con l’avanzare si una società tecnologicamente avanzata che la precedente unione arte-tecnologia si frammenta a tal punto che oggi l’arte critica la tecnologia senza rendersi conto di essere strettamente imparentata con essa. L’artista romantico in primis si oppone al divenire tecnico, massima manifestazione dell’allontanamento dell’uomo dalle cose del mondo. La tecnica dall’altro lato critica l’arte e critica qull’artista non in linea con il dogma contemporaneo. Lo spazio che gli viene lasciato è all’interno dell’unica logica ben precisa che la tecnica di oggi permette: la produzione.

Se possiamo metterci a scherzare più o meno sulla qualità di alcuni artisti contemporanei sicuramente non possiamo scherzare a proposito di un mercato che muove miliardi con estrema facilità. Del denaro nessuno ride ancora.

Global Art Market Reports Reveal 5 Critical Trends Reshaping the Art Market  for 2025 | UBS, Artnet & Artprice | Maddox Gallery
Vendite globali del mercato dell’arte dal 2009 al 2024: oscillazioni tra 39,2 e 68,1 miliardi di dollari

L’ARTE DENTRO LA TECNOLOGIA

Abbiamo già visto come l’arte può rimanere all’interno della tecnologia. Se con tecnologia non indichiamo soltanto macchinari, ma anche l’insieme dei sistemi di produzione e riproduzione del valore, ecco che il mercato dell’arte si rivela una manifestazione raffinatissima di questa stessa tecnica. Dall’altro lato per trovare l’arte nella tecnologia vera e propria, ovvero quella che sta alla base dei nostri programmi e dei nostri computer, dovremmo chiedere a programmatori ed analisti quali incontri di codice e macchina li emozionino così come emoziona un opera di Caravaggio. Se entrambi sono linguaggi non dovrebbero entrambi avere la possibilità di partecipare alla dimensione della poesia?

Ed ecco che si svela il grande problema. Così come un Montale non avrebbe potuto scrivere la sua opera senza saper scrivere, come potrebbe un artista non formato in ingegneria, fisica o matematica scrivere la poesia per il nostro secolo che si basa esattamente su quegli elementi? Il motivo per il quale non siamo ancora stati in grado di trasformare la tecnologia in arte è proprio perchè non abbiamo ancora trovato l’incontro perfetto tra tecnica e conoscenza dell’espressione artistica.

Sono Musicisti-Artisti come Benn Jordan che ci offrono l’occasione di trovare un incontro tra ARTE e TECNOLOGIA

BENN JORDAN VIDEO

INGEGNERI DELL’ARTE

Esiste però un luogo dove arte e tecnologia parlano la stessa lingua, quel luogo è abiatato oggi dalla musica. È esattamente lì che le possibilità si espandono. Con lo sviluppo della tecnica digitale lì l’artista deve essere tecnico. Il conservatorio, non a caso, ha più il sapore di una facoltà di ingegneria che di una di lettere. La musica si presenta così come un progetto, non ti chiedi il perchè di una particolare serie di accordi, quello è quanto. È in quel contesto un artista è giustificato nel rispondere con una pistola quando gli viene chiesto “che cosa volevi dire?”.

È allora in questo medium che possiamo trovare in modo più efficace la possibilità di instaurare un discorso che ci permetta effettivamente di osseravare lo sviluppo dell’arte senza i limiti che cerchiamo di portarci con noi dal passato. La sua riproducibilità non è ragione di riduzione del suo valore, anzi, diventa ragione del suo successo. Un brano ha successo ed è famoso, tante più volte è riprodotto.

Jaques Attali ci ricoda nei suoi scritti sulla musica che essa è l’unica arte capace di prevedere, l’unica che è effettivamente contemporanea al suo esistere. Non ci costringe a uno sguardo indietro, ma ci tiene sospesi. È questa sospensione che oggi viviamo, è questa sospensione ciò che dobbiamo indagare.

I'm not a 'musician' - I was always scared of people who had studios”: How  Burial produced the 21st century's most influential electronic album on a  “rubbish, dying” computer with outdated software |
Copertina dell’album di debutto omonimo di Burial (2006, Hyperdub)

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